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Scienza

Il profumo del caffè sembra calmare la mente: lo studio su 20 giovani

Cinque minuti ad annusare caffè appena fatto, senza berlo: meno stanchezza e tensione in un piccolo test giapponese. Ma manca il gruppo di controllo.

di Redazione · · 5 min di lettura

Una moka sul fornello con il vapore che sale, una tazzina e chicchi di caffè
— Immagine generata con AI

Cinque minuti seduti davanti a un contenitore di caffè appena fatto, senza berne un sorso. Tanto è bastato, in un piccolo esperimento della Showa Pharmaceutical University di Tokyo, perché 20 giovani adulti dicessero di sentirsi meno stanchi, meno tesi e meno confusi. Lo studio sul profumo del caffè è uscito il 9 settembre 2026 sulla rivista Nutrients e riguarda un gesto che in Italia conosciamo benissimo: l'aroma che sale dalla moka.

Prima di correre in cucina, però, conviene leggere bene i numeri e soprattutto i limiti, che gli stessi autori mettono nero su bianco.

Lo studio in 4 righe

  • Rivista: Nutrients, pubblicato il 9 settembre 2026 (articolo breve, formato "Communication")
  • Chi: Facoltà di Farmacia della Showa Pharmaceutical University, Tokyo (Giappone)
  • Quante persone: 20 adulti sani tra 20 e 29 anni (8 uomini e 12 donne), studenti universitari
  • Tipo di studio: esplorativo, un solo gruppo, misure prima e dopo una singola esposizione di 5 minuti all'aroma, senza gruppo di controllo

Come è stato fatto l'esperimento

I ricercatori hanno preparato caffè appena infuso e l'hanno messo in un contenitore di vetro a circa 50 centimetri da ogni partecipante. Nessuno poteva berlo: si respirava normalmente, per 5 minuti, in una stanza di laboratorio.

Prima e dopo hanno misurato tre cose. L'umore, con un questionario psicologico standard (il POMS, che valuta stanchezza, tensione, confusione, umore depresso, rabbia e vigore). L'attività del cervello, con un elettroencefalogramma portatile. E il cuore, con frequenza e variabilità del battito.

Cosa hanno trovato

Il punteggio complessivo di "disturbo dell'umore" è sceso in media di circa 20 punti dopo i 5 minuti di aroma. Sono calati in modo significativo quattro aspetti: stanchezza, tensione-ansia, confusione e umore depresso. Per dare un'idea, la voce stanchezza è passata in media da 6,2 a 1,5 punti, la tensione da 8,4 a 3,2.

Non sono cambiate invece l'energia percepita (il "vigore") e la rabbia, una volta corretti i calcoli per i confronti multipli. Anche il cuore è rimasto uguale: la frequenza è passata da 74 a 75 battiti al minuto, una differenza non significativa, e la variabilità del battito non si è mossa in modo rilevante.

Sul fronte del cervello, un indice di rilassamento ricavato dall'elettroencefalogramma è salito da 0,74 a 0,78. Un segnale piccolo, ma nella stessa direzione delle sensazioni riferite dai ragazzi. Curiosità: chi si sentiva molto meglio non era per forza chi mostrava i cambiamenti più forti nel tracciato. Per gli autori umore, cervello e cuore potrebbero reagire all'aroma per strade diverse.

Cosa NON dice lo studio

Qui sta il punto. Manca un gruppo di controllo: nessuno ha passato 5 minuti seduto senza profumo o con un odore diverso. È quindi possibile che parte del miglioramento dipenda semplicemente dallo stare 5 minuti fermi e tranquilli, o dall'aspettativa di sentirsi meglio. Gli autori lo scrivono chiaramente: i cambiamenti non si possono attribuire con certezza all'aroma del caffè.

  • Il campione è piccolo: 20 persone, senza un calcolo preliminare di quante ne servissero.
  • Sono tutti studenti giapponesi tra 20 e 29 anni: non sappiamo cosa succederebbe a un pensionato napoletano o a chi il caffè proprio non lo sopporta.
  • Abitudini ignote: non è stato registrato quanto caffè bevessero di solito i partecipanti, né se gli piacesse o quanto fosse sensibile il loro olfatto.
  • Una sola esposizione: non sappiamo quanto dura l'effetto, né se si ripete ogni mattina.
  • Strumenti semplici: l'elettroencefalogramma era un dispositivo indossabile di tipo commerciale, meno preciso di quelli da laboratorio, e la concentrazione dell'aroma nella stanza non è stata misurata.

Lo studio non ha avuto finanziamenti esterni e gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. È un primo passo, utile per progettare esperimenti più grandi e controllati, non una prova definitiva.

Attenzione anche a non confonderlo con le ricerche sul caffè bevuto, che sono molto più numerose e grandi. Lì entrano in gioco la caffeina e gli altri composti della bevanda. Qui nessuno ha bevuto: si parla solo di naso.

Perché ci interessa

Da noi il caffè è prima di tutto un rito. La moka che borbotta, la tazzina al bancone, il profumo che riempie la casa la domenica mattina. Questo studio, con tutti i suoi limiti, prova a misurare una cosa che molti italiani raccontano da sempre: a volte il caffè ci mette di buon umore prima ancora di berlo.

Il consiglio pratico è semplice e non costa nulla: se ami il caffè, goditi anche il momento in cui lo prepari. Se puoi, macinalo al momento, apri il barattolo e annusalo, aspetta che la moka salga senza fretta. In tante case napoletane c'è chi sbatte le prime gocce con lo zucchero per fare la cremina, proprio mentre l'aroma invade la cucina. Una pausa di qualche minuto che, studio o non studio, fa parte del piacere.

E se il caffè non lo bevi, per gusto o per indicazione del medico, il profumo resta a disposizione: in questo esperimento nessuno ne ha bevuto una goccia.

Non è un motivo per trasformare la moka in una terapia: per ansia, stanchezza che non passa o umore basso la persona giusta con cui parlarne resta il medico.

Fonti

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