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Vendemmia 2026

Vendemmia 2026, l'Italia a 41 milioni di ettolitri: meno vino, cantine piene

La Commissione europea stima per l'Italia 41,1 milioni di ettolitri, oltre il 7% in meno. Restiamo primi al mondo, ma in cantina c'è più vino di quanto se ne produrrà.

di Redazione · · 3 min di lettura

Grappoli d'uva appena vendemmiati tra i filari al tramonto
— Immagine generata con AI

La vendemmia 2026 in Italia dovrebbe chiudersi intorno ai 41,1 milioni di ettolitri di vino. È la stima pubblicata l'8 ottobre 2026 dalla Commissione europea (DG Agricoltura) sui dati comunicati dagli Stati membri: un calo di oltre il 7% sull'anno scorso. L'Italia resta comunque il primo produttore, con circa il 29,5% del vino europeo.

Quest'anno i numeri arrivano tardi per scelta. Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini avevano annunciato a fine luglio che non avrebbero presentato le classiche previsioni di settembre, per il rischio di stime troppo lontane dal risultato reale con un clima così instabile. Anche la Commissione ha saltato le stime di inizio settembre.

L'Europa: Spagna sorpassa la Francia

Dietro l'Italia c'è la Spagna con 37,6 milioni di ettolitri (+13,4%), che supera la Francia, ferma a 33,9 milioni (-2,1%). Seguono Germania (circa 8 milioni), Portogallo (6,6-6,7) e Romania (4,4-4,6). Il totale UE oscilla tra 137 e 139 milioni di ettolitri a seconda di come si contano i dati, con un calo complessivo modesto.

Le cause del calo italiano sono quelle che chi ha vendemmiato conosce bene: caldo, poca acqua e, in diverse denominazioni, la riduzione volontaria delle rese chiesta dai consorzi per contenere l'offerta. Le uve sono arrivate in cantina generalmente sane, con raccolte anticipate di una o due settimane, in alcune zone fino a venti giorni.

Il vero problema è in cantina

Il dato che fa riflettere è un altro. Secondo il rapporto ministeriale Cantina Italia, al 31 luglio 2026 le giacenze nazionali erano di 42,6 milioni di ettolitri: più di quanto si produrrà quest'anno. Intanto l'export nel primo semestre 2026 è sceso del 6,2% in valore e del 4% in volume, secondo l'Osservatorio UIV su dati Istat, con i vini fermi imbottigliati a -8,9%.

Il presidente di UIV Lamberto Frescobaldi ha richiamato la necessità di riorganizzare il comparto davanti a una domanda mondiale che si contrae in modo strutturale. Tradotto: produrre meno non basta, se il vino non si vende.

Perché ci interessa

Al Sud il tema delle scorte è già concreto. In Puglia a fine giugno 2026 le cantine avevano 4,89 milioni di ettolitri, circa 618 mila in più dello stesso periodo del 2025, e la Regione ha ridotto le rese per ettaro delle principali IGP rosse. Produttori e associazioni hanno chiesto al Governo misure come la distillazione di crisi.

Per la Campania mancano ancora dati regionali sulla vendemmia 2026: li aspettiamo dai consuntivi di fine raccolta. Per chi beve, l'effetto più probabile nel breve è un mercato con tanto vino disponibile e poca spinta sui prezzi a scaffale. Per i produttori più piccoli, la sfida è far valere la qualità di un'annata con uve sane in un mercato saturo.

Fonti

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