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Export e dazi

Export agroalimentare oltre 72 miliardi, ma negli USA l'Italia perde il 4,2%

Il rapporto CREA certifica il record dell'agroalimentare italiano all'estero. Ma negli Stati Uniti olio e vini DOP arretrano, e la Campania resta ferma.

di Redazione · · 3 min di lettura

Bancali di olio, passate e formaggi pronti per l'export in un magazzino del porto
— Immagine generata con AI

L'export agroalimentare italiano ha superato nel 2025 i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% sul 2024. Lo dice il Rapporto sul commercio con l'estero dei prodotti agroalimentari del CREA, presentato il 9 settembre 2026 a Roma, al Centro Studi Americani. Il dato è un record, ma dentro ci sono due notizie meno allegre: la frenata negli Stati Uniti e un 2026 partito in leggero calo.

Le importazioni sono cresciute ancora di più, a 72,45 miliardi (+10,1%), spinte anche dai prezzi alti di materie prime come caffè crudo e cacao. Il settore vale l'11,2% di tutto l'export italiano.

Stati Uniti: i dazi si vedono nei numeri

Verso gli USA l'export agroalimentare è sceso del 4,2%, a 7,55 miliardi di euro. Secondo il CREA il calo è legato soprattutto all'aumento dei dazi nella seconda metà del 2025. Il livello resta comunque sopra i 6,7 miliardi del 2023.

Chi ha perso: olio extravergine, vini DOP, liquori, salse e condimenti. Chi ha tenuto o guadagnato: pasta, acqua minerale, caffè torrefatto e prodotti da forno. Nei primi cinque mesi del 2026 l'export complessivo segna -0,4% e l'import -4,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno prima.

I prodotti che corrono e quelli che arretrano

I prodotti percepiti all'estero come tipicamente italiani valgono 52,2 miliardi, il 72,5% del totale (+3,7%). Le crescite più forti riguardano caffè torrefatto (+23,6%), dolciumi a base di cacao (+21,4%), frutta fresca (+14,6%) e formaggi (+13,4%), con Grana Padano e Parmigiano Reggiano in testa.

Il caso dell'olio extravergine è curioso: -17,2% in valore ma +18,2% in volume. Si vende di più, ma a prezzi più bassi dopo due anni di rincari. Arretrano anche le conserve di pomodoro e alcune tipologie di vino.

Perché ci interessa

Il dato che pesa per noi è quello regionale. La crescita è stata diffusa quasi ovunque, tranne in Toscana (-7,2%) e in Campania, rimasta stabile sul 2024. Nel frattempo al Sud corrono Sicilia (+12,8%) e Calabria (+10,2%).

Per una regione che esporta pomodoro, pasta, mozzarella e vino, restare ferma mentre il resto del Paese cresce è un segnale da leggere. E i comparti che più soffrono negli USA, conserve di pomodoro e olio in testa, sono proprio quelli dove il Sud pesa di più. Il presidente del CREA Andrea Rocchi ha parlato della necessità per le aziende di diversificare i mercati di sbocco: per molte imprese campane non è più un consiglio, è un compito.

Fonti

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