Vino italiano negli USA: l'export vola a +17%, ma è vera ripresa?
Fuori dall'Ue le vendite tornano a salire grazie agli americani, rossi in testa. Ma Uiv avverte: è soprattutto un riassortimento dei magazzini.

Dopo un anno difficile, il vino italiano torna a crescere fuori dall'Europa, e a tirare sono gli Stati Uniti. Nel trimestre luglio-settembre 2026 l'export extra-Ue è salito di quasi l'8% in valore, secondo i dati provvisori Ue elaborati dall'Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) e diffusi il 16 ottobre 2026.
Il dato più forte arriva da oltreoceano: nello stesso trimestre le spedizioni verso gli USA sono cresciute di quasi il 17% in valore e del 6,6% in volume. Vuol dire che non si vende solo di più, si vende a prezzi più alti: il prezzo medio, riporta Winemeridian, è salito del 9,5%.
I rossi trainano la ripresa negli USA
A spingere sono soprattutto i vini rossi, cresciuti del 33% in valore nel trimestre estivo, con un prezzo medio in aumento di oltre il 15%. Grazie al rimbalzo, da gennaio a settembre il calo verso gli Stati Uniti si ferma al -6%, pari a 1,27 miliardi di euro, dopo il -14% del primo semestre.
Fuori dai grandi clienti storici crescono Russia e Cina, entrambe intorno al +20% nei primi nove mesi, e va bene il Brasile. I cinque primi acquirenti del vino italiano (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Svizzera e Giappone) restano invece in negativo sull'anno.
Perché non è ancora una vera ripartenza
Il quadro generale resta debole. Secondo l'Istat, nei primi 7 mesi del 2026 l'export di vino italiano è calato del 5,3% in valore rispetto allo stesso periodo del 2025. Fuori dall'Ue, da inizio anno, il saldo è ancora intorno al -3%.
Anche il rimbalzo americano va letto con prudenza. Rispetto allo stesso trimestre di due anni fa le vendite negli USA sono ancora più basse di circa il 10%. E secondo i dati SipSource citati dal Gambero Rosso, i consumi reali di vino italiano negli Stati Uniti da inizio anno sono in calo del 5,3%.
«Rispetto a un'estate 2025 da incubo i dati sono positivi», ha commentato il presidente di Uiv Lamberto Frescobaldi, precisando però che la crescita «deriva più dall'esigenza del trade Usa di ricostituire magazzino che non a un aumento dei consumi».
Tradotto: gli importatori americani hanno ricomprato per riempire i magazzini svuotati. Se i bicchieri al ristorante e gli scaffali dei negozi non seguiranno, l'effetto potrebbe esaurirsi presto.
Perché ci interessa
Per la Campania il dato sui rossi è il più interessante. Aglianico, Taurasi e i rossi del Taburno sono proprio il tipo di vino che potrebbe intercettare un pubblico americano tornato a comprare rossi italiani a prezzi più alti. Non abbiamo ancora i numeri regionali di questo trimestre, quindi niente trionfalismi: è un segnale, non una tendenza.
Il punto, per le cantine campane, è non scambiare un riassortimento per una ripresa dei consumi. La stagione appena chiusa, con una vendemmia 2026 più scarsa e le cantine ancora piene, chiede prudenza sui prezzi e lavoro sui mercati che crescono davvero.
Fonti
- https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/tre-bicchieri/export-vino-italiano-luglio-2026-stati-uniti/
- https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/vino/2026/10/16/uiv-riparte-export-extra-ue-del-vino-italiano-usa-trascinano-ripresa_f7d230ab-27a2-46ed-9082-44830f707415.html
- https://www.winemeridian.com/news/export-vino-17-usa-ripresa-terzo-trimestre-settembre-2026/


