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Salute

Zucchero e antibiotici: i dolci possono aggravare i danni all'intestino

Su Nature uno studio su 173 pazienti e 9.419 pasti: più zucchero prima degli antibiotici, meno varietà di batteri intestinali. Ecco cosa vale e cosa no.

di Redazione · · 5 min di lettura

Una zuccheriera piena di zollette accanto a dolcetti e a un blister di capsule
— Immagine generata con AI

Lo zucchero potrebbe rendere più pesante il conto che gli antibiotici presentano all'intestino. Uno studio pubblicato il 30 settembre 2026 su Nature da un gruppo di NYU Langone Health, City of Hope e Memorial Sloan Kettering Cancer Center, negli Stati Uniti, ha visto che chi mangiava più zuccheri prima di una terapia antibiotica perdeva più varietà di batteri intestinali.

Il risultato arriva da pazienti ricoverati per tumori del sangue e da esperimenti sui topi. È un dato serio, su una delle riviste più autorevoli al mondo, ma va letto per quello che è.

Lo studio in 4 righe

  • Rivista: Nature, online dal 30 settembre 2026, "Sugar-rich foods exacerbate antibiotic-induced microbiome disruption" (DOI 10.1038/s41586-026-11077-3).
  • Chi: NYU Langone Health (New York), City of Hope e Memorial Sloan Kettering, con altri centri tra cui MD Anderson, University of Minnesota, Fred Hutchinson e un centro italiano.
  • Su chi: 173 pazienti ricoverati con tumori del sangue, 9.419 pasti registrati e campioni di microbiota raccolti ogni giorno; più esperimenti sui topi.
  • Tipo di studio: osservazionale sulle persone, sperimentale sugli animali.

Perché proprio in ospedale

I pazienti con tumori del sangue, durante chemioterapia e trapianto di cellule staminali, restano ricoverati anche per settimane e ricevono spesso antibiotici. In ospedale si sa con precisione cosa c'è nel vassoio e cosa torna indietro: per i ricercatori è il posto ideale per collegare il cibo ai cambiamenti del microbiota giorno per giorno.

Il microbiota, l'insieme dei batteri che vivono nel nostro intestino, è da anni uno dei temi più studiati della medicina. Gli antibiotici lo colpiscono per forza, perché non distinguono tra batteri dannosi e batteri utili. La domanda dello studio era semplice: quello che si mangia cambia l'entità del danno?

Cosa hanno trovato

Nelle persone, per ogni 100 grammi di zucchero in più mangiati nelle 48 ore prima del trattamento, la diversità batterica (gli scienziati la chiamano alfa-diversità) calava di un ulteriore 21%. È una misura relativa: indica di quanto peggiorava la perdita di varietà, non quanti pazienti si sono ammalati.

Lo zucchero insieme agli antibiotici era anche associato alla crescita di Enterococcus faecium, un batterio legato a infezioni difficili da trattare, che negli ospedali preoccupa perché spesso resiste a più farmaci.

Nei topi il segnale è stato più netto. Con l'antibiotico biapenem e saccarosio, cioè il comune zucchero da tavola, nella dieta, gli enterococchi intestinali erano 16,3 volte più numerosi al terzo giorno e 33,4 volte al sesto.

Secondo Jonas Schluter di NYU Langone, uno degli autori senior, i risultati suggeriscono che ridurre i dolci durante e dopo una terapia antibiotica potrebbe aiutare a limitare i danni al microbiota. Il collega Jonathan Peled di Memorial Sloan Kettering spiega che il passo successivo sono studi clinici per verificarlo.

Cosa NON dice lo studio

  • Non riguarda le persone sane. I partecipanti erano pazienti oncologici ricoverati, con terapie pesanti e un sistema immunitario indebolito. Chi prende un antibiotico per una tonsillite si trova in una situazione molto diversa.
  • Nelle persone è un'associazione. Lo studio osserva che zucchero e perdita di diversità vanno insieme, non dimostra che lo zucchero sia la causa.
  • Il meccanismo non è chiaro. Gli autori non sanno ancora se lo zucchero nutra direttamente gli enterococchi, indebolisca i batteri concorrenti o agisca in altro modo.
  • I topi non sono persone. I numeri più impressionanti, 16 e 33 volte, vengono dagli animali.
  • Non ci sono ancora raccomandazioni. Servono studi controllati per capire se cambiare la dieta per pochi giorni migliori davvero la salute dei pazienti.
  • Conflitti di interesse dichiarati. Schluter ha depositato brevetti sul microbiota, siede nel comitato consultivo di una società del settore con quote azionarie e ne ha cofondata un'altra. NYU Langone dichiara di gestire questi rapporti secondo le proprie regole.

Perché ci interessa

Perché quando stiamo male, in Italia, il conforto è spesso dolce. Il tè con lo zucchero o il miele, le fette biscottate con la marmellata, i biscotti inzuppati nel latte, l'uovo sbattuto con lo zucchero della nonna. Sono gesti di cura che ognuno di noi conosce, e lo studio non dice che siano sbagliati.

Dice però una cosa che vale la pena sapere: gli antibiotici e l'intestino sono una coppia delicata, e quello che c'è nel piatto in quei giorni potrebbe contare più di quanto pensiamo. La cucina campana, del resto, ha anche un'altra faccia della convalescenza: il brodo, la minestra di verdure, la pastina, i legumi passati. Piatti caldi, semplici, poco zuccherati.

Detto questo, lo studio non è una ragione per togliere i dolci a chi è malato, né per cambiare da soli la dieta durante una terapia. Se stai prendendo antibiotici e hai dubbi su cosa mangiare, chiedi a chi te li ha prescritti: è la persona giusta per rispondere.

Fonti

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