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Palermo, centro storico

Palermo, stop ai nuovi minimarket in centro per un altro anno: cosa cambia

Per altri 12 mesi nel centro storico di Palermo niente nuovi alimentari né distributori automatici. Il Comune: aperture calate del 73%.

di Redazione · · 3 min di lettura

Cassette di agrumi e verdure fresche sul bancone di una piccola bottega alimentare
— Immagine generata con AI

Nel centro storico di Palermo, per altri 12 mesi, non si potranno aprire nuovi negozi di vicinato alimentare né installare distributori automatici di cibo e bevande. La Giunta comunale ha approvato la proroga del divieto, che sarebbe scaduto il 18 ottobre 2026: l'annuncio del Comune di Palermo è del 19 ottobre 2026.

Tradotto: niente nuovi minimarket e niente nuove vetrine di distributori nelle strade del centro, almeno fino all'autunno 2027. Per chi un negozio ce l'ha già, non cambia nulla.

Cosa prevede la proroga

Il divieto era nato con la delibera di Giunta n. 105 del 18 aprile 2025, richiamando la cosiddetta "disciplina Franceschini" sulla tutela dei centri storici. Il Comune lo motiva con la difesa dell'identità del centro, del patrimonio culturale e della vivibilità per chi ci abita.

Restano fuori dal blocco tre casi: i locali con un contratto d'affitto già registrato, quelli dove i lavori di ristrutturazione erano già partiti e le zone escluse per le loro caratteristiche commerciali. Nel comunicato non c'è la mappa di queste zone.

I numeri: aperture giù del 73%

Il Comune porta un dato a sostegno della scelta. Nei 18 mesi prima della delibera, in centro storico avevano aperto 70 nuovi esercizi alimentari. Nei 18 mesi con il divieto in vigore sono stati 19, circa il 73% in meno. E quelle 19 aperture sono passate proprio grazie alle eccezioni.

"I numeri dimostrano che la scelta dell'Amministrazione è stata efficace", ha detto l'assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti, che definisce la proroga "una scelta di responsabilità". Il sindaco Roberto Lagalla precisa: "Il nostro obiettivo non è frenare le iniziative imprenditoriali, ma promuovere uno sviluppo qualificato e sostenibile".

Cosa arriva adesso: bar e ristoranti

La proroga serve anche a non lasciare un vuoto di regole. Il Comune annuncia una nuova delibera complessiva, costruita sui dati dei locali raccolti da SISPI, e una proposta separata per i pubblici esercizi di somministrazione, cioè bar e ristoranti, attesa "nei prossimi giorni".

È questo il punto da seguire. Un conto è frenare la fila di minimarket tutti uguali, un altro è mettere paletti a chi fa ristorazione, che nel centro di Palermo vuol dire anche street food, friggitorie e trattorie.

Perché ci interessa

Palermo non è un caso isolato: molte città d'arte italiane si chiedono come evitare che il centro diventi una vetrina di negozi fotocopia per turisti. Il blocco, sui numeri, ha funzionato. Ma un divieto da solo non riporta il panificio o il fruttivendolo sotto casa: servono affitti sostenibili e residenti che restano.

Il negozio di quartiere conta soprattutto quando la spesa costa di più, come abbiamo raccontato parlando di cosa aumenta di più nel carrello e dei prodotti che gli italiani non tagliano. Il nostro consiglio, se passi da Palermo: per fare la spesa vera in centro, i mercati storici come Ballarò e il Capo restano la scelta più interessante.

Fonti

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